Ossigenoterapia Iperbarica

Cosa è l’Ossigenoterapia Iperbarica

Ossigenoterapia

Ossigenoterapia

L’ossigenoterapia Iperbarica (OTI) è una terapia medica che si avvale della somministrazione per via inalatoria di ossigeno al 100%, ad una pressione superiore a quella ambientale (massimo 2.8 ATA).

Questo al fine di aumentare la quota di ossigeno disciolto nel sangue e facilitare la sua diffusione tessutale.

In tal modo la concentrazione di ossigeno fisicamente disciolto nel sangue aumenta con la possibilità di riattivare i processi cellulari nei tessuti ischemici e permettere la neoangiogenesi.

Con la formazione dei capillari si ripristina una sufficiente perfusione in grado di mantenere il livello di ossigenazione corretto per le funzioni metaboliche tissutali, per l’azione granulocitaria, per l’arrivo col sangue degli antibiotici somministrati.

E’ pertanto comprensibile come l’OTI possa rivelarsi talvolta indispensabile a trasformare la ferita torpida in una ferita granuleggiante.

L’Ossigenoterapia iperbarica risulta essere la corretta indicazione là dove nella patogenesi di un quadro clinico risulti negativamente determinante la carenza di ossigenazione.

Tutte le maschere per la respirazione dell’Ossigeno nel nostro centro sono collegate ad un ossimetro che istantaneamente ci indica la FiO.

Effettuiamo di routine controlli random che ci danno la sicurezza di una corretta somministrazione dell’ossigeno durante i trattamenti.

I nostri standard interni di qualità prevedono, dove possibile, l’utilizzo di materiali monouso e la sterilizzazione con autoclave dei materiali riutilizzabili quali, ad esempio, le maschere per l’inalazione di ossigeno terapeutico.

Come funziona l’Ossigenoterapia Iperbarica

OssigenoterapiaLa respirazione di ossigeno puro in ambiente iperbarico, ne aumenta la sua quota disciolta nel plasma,indipendentemente dalla quantità legata all’emoglobina che è del 100% circa. La Legge di Henry dice che l’aumento della pressione parziale di un gas incrementa la sua solubilità nei liquidi.

Questa grande quantità di O2 fisicamente disciolto nel sangue diffonde più facilmente in periferia, anche nelle condizioni in cui il normale sistema di trasporto attraverso il globuli rossi sia bloccato o diminuito come nel caso dell’avvelenamento da monossido di carbonio o in quei casi di ipossia tissutale da deficit circolatorio locale. Naturalmente perchè avvenga la diffusione ci deve essere un certo flusso vascolare. Questa caratteristica dell’ossigenazione iperbarica è quella conosciuta da più tempo.

L’unità fondamentale degli organismi viventi è  la cellula. A livello cellulare l’Oè prevalentemente utilizzato dai mitocondri, l’enzima citocromo a3 ossidasi catalizza le reazioni tra l’O2 e i prodotti dei processi metabolici cellulari quali glicolisi, ciclo di Krebs e catena respiratoria cellurare. Questa reazione sviluppa l’energia necessaria per l’attività di pompa deputata al mantenimento dell’equilibrio elettrolitico e alla produzione di energia. I mitocondri riescono ad espletare la loro funzione fino a quando la tensione di O2 all’interno della cellula si aggira intorno ai 5 mm di Hg. Per assicurare tale valore alle cellule è tollerato nei capillari un range di POvariabile tra 100 e 40 mm di Hg. I valori compresi tra 40 e 20 mm di Hg sono considerati critici ma vi è ancora la possibilità di un recupero funzionale evitando di giungere al punto di non ritorno. Come si può notare dal grafico durante la respirazione di Oiperbarico a 3 atmosfere assolute la quota di O2 fisicamente disciolto nel plasma ammonta a 6,8 ml per 100 ml di plasma, questo valore permette di mantenere un gradiente di O2 con la cellula ed è alla base del celebre esperimento di Boerema nel 1960 che in ambiente iperbarico saturo di ossigeno mantenne in vita maialini privi dei globuli rossi.

Il Medico Iperbarico ricerca con la misurazione dell’ossimetria transcutanea TcOa valle della lesione, questi segnali di criticità. Nel caso ad esempio  di ferite con scarsa tendenza alla guarigione localizzate ai piedi, l’ossimetria transcutanea TcOassociata alla misurazione della pressione sistolica effettuata con ecodoppler velocimetria alla caviglia per la valutazione del flusso arterioso,  fornisce le indicazioni al trattamento iperbarico e al successivo monitoraggio per la buona riuscita della terapia.

L’aumento della PaO2 è quindi responsabile dell’ azione farmacologica dell’ossigeno iperbarico a livello cellulare. Questo effetto terapeutico viene inoltre sfruttato per l’azione battericida diretta sui germi anaerobi e indiretta sugli aerobi, per la cura dei ritardi di cicatrizzazione, per la stimolazione alla neoangiogenesi, per diminuire l’adesione dei PMN alla parete endoteliale, per l’effeto vasocostrittore.

genoterapia Iperbarica (OTI) è una terapia medica che si avvale della somministrazione per via inalatoria di ossigeno al 100%, ad una pressione superiore a quella ambientale (massimo 2.8 ATA).

Questo al fine di aumentare la quota di ossigeno disciolto nel sangue e facilitare la sua diffusione tessutale.

In tal modo la concentrazione di ossigeno fisicamente disciolto nel sangue aumenta con la possibilità di riattivare i processi cellulari nei tessuti ischemici e permettere la neoangiogenesi.

Con la formazione dei capillari si ripristina una sufficiente perfusione in grado di mantenere il livello di ossigenazione corretto per le funzioni metaboliche tissutali, per l’azione granulocitaria, per l’arrivo col sangue degli antibiotici somministrati.

E’ pertanto comprensibile come l’OTI possa rivelarsi talvolta indispensabile a trasformare la ferita torpida in una ferita granuleggiante.

L’Ossigenoterapia iperbarica risulta essere la corretta indicazione là dove nella patogenesi di un quadro clinico risulti negativamente determinante la carenza di ossigenazione.

Tutte le maschere per la respirazione dell’Ossigeno nel nostro centro sono collegate ad un ossimetro che istantaneamente ci indica la FiO.

Effettuiamo di routine controlli random che ci danno la sicurezza di una corretta somministrazione dell’ossigeno durante i trattamenti.

I nostri standard interni di qualità prevedono, dove possibile, l’utilizzo di materiali monouso e la sterilizzazione con autoclave dei materiali riutilizzabili quali, ad esempio, le maschere per l’inalazione di ossigeno terapeutico.

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